Dal progetto ufficio fabbrica creativa, un libro su come cambia il modo di pensare, progettare e realizzare lo spazio di lavoro.

Lo spazio di lavoro non può essere progettato senza conoscere l’attività e le relazioni dei lavoratori che lo occuperanno: senza benessere uno spazio di lavoro finisce per diminuire la produttività e la soddisfazione delle persone. Ciò è vero sia per i singoli lavoratori sia per i gruppi di persone. E’ uno dei risultati che emerge dalle ricerche raccolte nel volume “Investire sull’ufficio: come e perché”, a cura di Enrico Cietta edito da Franco Angeli. Il libro, che sarà presentato in occasione del Salone del Mobile (12-17 aprile) nel corso del SaloneUfficio, raccoglie le ricerche realizzate nell’ambito di Ufficio Fabbrica Creativa, progetto avviato nel 2007 da Assufficio, Associazione di FederlegnoArredo che raggruppa le più importanti imprese di mobili per ufficio, sedute e pareti attrezzate.
“Questo volume - spiega il presidente di Assufficio Alberto De Zan - è stato realizzato nell’ambito del nostro progetto culturale Ufficio Fabbrica Creativa come iniziativa del biennio 2010-2011.
Il libro è frutto della nostra collaborazione con Cosmit che non solo ci ha aiutato a realizzare le ricerche, ma con cui abbiamo organizzato il convegno “Ufficio Fabbrica Creativa. The Italian Way!”, in occasione dei Saloni 2010 in preparazione del SaloneUfficio di aprile 2011.”
Il libro riporta i risultati di quattro ricerche che fanno il punto sul tema ufficio. Nella prima, ISPO ha condotto un’indagine per Cosmit su 500 lavoratori rilevando le loro opinioni sugli spazi di lavoro, mentre la seconda ricerca, realizzata da DEGW, ha sintetizzato i trend della progettazione degli uffici a livello internazionale e ha ipotizzato alcuni fattori chiave che indirizzeranno la progettazione e la realizzazione degli uffici del futuro. All’Area Studi Diomedea è stata invece affidata l’analisi di due tematiche: per la prima volta il rapporto tra investimento nello spazio e redditività aziendale è stato analizzato su un campione di imprese italiane confermando la relazione positiva tra benessere e produttività; la filiera di produzione dello spazio ufficio è stata analizzata nelle interazioni tra fornitori e committenti, approfondendo anche la natura degli ostacoli che impediscono al prodotto “ufficio” di favorire il benessere e la produttività.
“E’ importante dar vita a un nuovo modo di concepire lo spazio di lavoro - continua De Zan. L’ufficio è infatti sempre più l’ambiente in cui si trascorre la maggior parte della vita. Abbiamo voluto, con le ricerche del progetto Ufficio Fabbrica Creativa, studiare l’evoluzione degli spazi produttivi del futuro fornendo un supporto sia alle imprese che vogliono dotarsi di uffici funzionali al benessere dei lavoratori, sia alle aziende della filiera ufficio perché possano puntare su concetti innovativi, con prodotti e progetti in grado di catalizzare l’attenzione del mercato.”
“Il libro e, in generale, il progetto Ufficio Fabbrica Creativa hanno l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli attori coinvolti nel processo decisionale che porta alla costruzione di un ambiente di lavoro - spiega Enrico Cietta curatore del volume - affinché si possa avviare un modo nuovo di concepire lo spazio, rendendolo più conforme al benessere del lavoratore e agli interessi produttivi delle aziende. I sistemi economici, e quindi le aziende, che vorranno crescere di più in futuro dovranno fare i conti con questa nuova realtà: il ritorno alla centralità della persona, alla sua capacità creativa e al suo sistema di relazioni.”
Nel pensare e progettare l’ufficio, le aziende non hanno la stessa attenzione che hanno nella realizzazione di impianti produttivi: sembra quasi che si presti più considerazione alle macchine che alle persone. L’ufficio è oggi il principale luogo di produzione ma deve fare i conti con l’idea che ciò che si può fare in ufficio si può fare ovunque. Così chi realizza i propri uffici spesso lo fa con leggerezza, non considerando veramente quale impatto certe scelte avranno per l’azienda.
Invece ciò che emerge dalle ricerche è il fatto che le aziende che investono nello spazio di lavoro ottengono performance nettamente migliori rispetto all’universo delle imprese italiane.
Nel quinquennio 2004-2008, un campione di 100 aziende italiane ha avuto una crescita del valore aggiunto di circa tre volte superiore alla media ISTAT, e una crescita dell’Ebitda superiore di circa due volte rispetto all’universo delle imprese.
“Il nostro obiettivo - illustra il coordinatore del progetto Ufficio Fabbrica Creativa, Alberto Albertini - è quello di arrivare a comunicare attraverso l’ufficio e, quindi, stabilire una relazione più stretta tra cura dell’ufficio e identità aziendale. Questo è realizzabile solo se si inizia a considerare lo spazio di lavoro non più come un costo, ma come un investimento di lungo periodo.”
Del resto come emerge dalla ricerca ISPO di Renato Mannheimer, uno dei contributor del volume, gli impiegati intervistati interpretano la cura per lo spazio di lavoro innanzitutto come una forma di rispetto nei loro confronti (il 63% è ‘molto d’accordo’, il 28% ‘abbastanza d’accordo’). Dunque lavorare in un ambiente idoneo può rafforzare il senso di appartenenza dei dipendenti e migliorare il clima aziendale. Inoltre, l’85% degli intervistati condivide l’idea che “uno spazio di lavoro curato sia il mezzo più importante per fare bella figura con i clienti”.
“Con il contributo di questo libro - continua Albertini - viene confermato che il rapporto tra spazio di lavoro e lavoratori è una relazione complessa che opera su più livelli: produttività e benessere sono inscindibili e la relazione è certamente bidirezionale.”
Dal contributo di Franco Guidi di DEGW, emerge che le aziende sono state spinte a cavalcare il cambiamento per tagliare i costi: la condivisione della scrivania, l’hotelling e l’ufficio non territoriale sono termini sempre più diffusi che indicano una tendenza verso la riduzione dello spazio dedicato al lavoro individuale. Eppure questo approccio è risultato rischioso e le aziende che lo hanno applicato cominciano a rendersene conto. Per cogliere risparmi veloci si rischia di destrutturare troppo velocemente il processo di lavoro tradizionale, prima che sia completamente emerso un modello differente. Diventa quindi complesso per il lavoratore identificarsi nel nuovo spazio di lavoro e per l’azienda trasmettere i propri valori identitari.
“C’è una crescente sovrapposizione tra vita privata e lavorativa che fa crescere la domanda di spazi lavorativi capaci di conciliare i due aspetti - conclude il presidente di Assufficio, Alberto De Zan. Il life style italiano può contribuire a creare i presupposti perché ciò avvenga, facendo in modo che produttività e benessere non siano in contrapposizione. Nella progettazione e negli arredi il tecnicismo dovrebbe lasciare il posto a elementi identitari, e di appartenenza all’azienda. Dobbiamo pensare a soluzioni che sappiano evocare i valori della visione italiana dello stare in ufficio”.